Tradizionale & Innovativo

Fra tradizione e innovazione

È gennaio a Manincor: nei vigneti regna la quiete e il pensiero spazia libero. Il terreno è gelato, l’aria fredda e cristallina, la luce del sole filtra attraverso i filari spogli. Dal lago si leva una nebbiolina, sembra il respiro del mondo.

In questo periodo si è soliti benedire il maso e le vigne con acqua santa e incenso. Questa tradizione è ancora viva a Manincor, per volontà del conte Michael e della contessa Sophie. Quest’anno, per la prima volta, essa viene affidata al figlio Kassian.

Fiducia nelle nuove generazioni

Ci incontriamo per discorrere di come si trasmettono la conoscenza e l’esperienza, del rapporto tra conservazione e rinnovamento, di responsabilità e di fiducia.
“A volte è più facile introdurre il nuovo che mantenere il vecchio”, esordisce il conte Michael. Dal suo atteggiamento traspare quanto sia importante per lui riflettere su tradizione e innovazione. “La nostra famiglia vive e lavora qui da generazioni. A ogni nostro passo ci chiediamo cosa vorremmo lasciare a chi verrà dopo di noi”. Questa consapevolezza guida anche l’adozione delle nuove tecnologie a Manincor. L’innovazione non è mai fine a sé stessa, ma sostiene i valori radicati nella tradizione di famiglia.
Il commento della contessa Sophie: “Noi ci consideriamo degli amministratori temporanei, che guardano dal passato al presente, pensando al futuro. Ci sentiamo perciò responsabili delle persone che lavorano qui, dell’ambiente e della qualità dei nostri vini. Vogliamo creare fondamenta stabili e vitali per i nostri figli e i nostri nipoti. “

L’arte di rinunciare

Chi, come il conte Michael, è portato per le materie tecniche e si è distinto sin da giovane per lo spirito inventivo è naturalmente aperto alle novità. Queste vengono però sempre soppesate con attenzione, valutando costantemente anche ciò che c’era prima.
A volte a Manincor si sceglie di frenare, rinunciando a una possibile innovazione. “Potremmo automatizzare molti processi”, spiega il conte Michael. “Ci sono però degli ambiti in cui abbiamo deciso di fare un passo indietro. Per esempio, potiamo le viti a mano, anziché con le forbici elettriche”. Potare a mano significa concentrarsi maggiormente sulla pianta, facendo in modo di ferirla il meno possibile. A Manincor anche i preparati biodinamici vengono mescolati manualmente, cosicché anche l’elemento umano possa confluire nel processo.
“Bisogna saper rinunciare”, aggiunge il conte, pensieroso. “Meno interventi e più fiducia nella natura e in ciò che essa ci dona. Per esempio, ci affidiamo ai lieviti naturali presenti nel vigneto. Certo, occorre più pazienza, ma si ottiene un vino più autentico”.
Questa filosofia si riflette anche nelle tecnologie impiegate nella vinificazione. La movimentazione viene affidata il più possibile alla gravità naturale, in modo da garantire maggiore delicatezza e preservare meglio gli aromi. Date le temperature sempre più elevate durante la vendemmia, si rende però necessaria una refrigerazione che rallenti la fermentazione, salvaguardando le delicate sfumature dei vini.
Il nostro vino ha bisogno di tempo, e dei tempi giusti. Per questo anche la vinificazione segue i ritmi della natura, per esempio il calendario lunare. Sfruttiamo così la fase di luna calante per prelevare il vino chiarificato dalle fecce, evitando la filtrazione meccanica.
Anche la maturazione in botte segue lo stesso principio. Siamo tornati a invecchiare i nostri vini quasi esclusivamente in botti di rovere. Utilizziamo anche rovere dei nostri boschi, per preservare la territorialità del vino. “Il legno non deve imprimere al vino il proprio marchio, ma deve lasciarlo respirare. Il vino racconta la storia della sua annata, da cui trae la propria anima.”

Conservare il vecchio e osare il nuovo

La contessa Sophie ci guida attraverso la famosa cantina che venne realizzata più di vent’anni fa sotto il vigneto, suscitando grande scalpore. “Allora optammo per una costruzione innovativa, più sostenibile ma anche più impegnativa. Oggi possiamo dire che ne è valsa la pena. La cantina sotto il vigneto non deturpa il paesaggio ed è un segno del nostro rispetto per la natura e per tutti i suoi doni.”
Fra questi c’è anche il legno che utilizziamo come cippato per il riscaldamento della cantina, degli uffici e della casa. Una gestione moderna di risorse naturali, che combina valori tradizionali e tecnologie innovative.
La cantina sotto il vigneto, con il suo clima naturale, crea condizioni ideali per la maturazione e la conservazione dei vini. All’epoca della costruzione, l’impianto geotermico con 28 sonde che arrivano fino a 80 metri di profondità rappresentava una novità assoluta. Da allora esso garantisce una climatizzazione ottimale degli ambienti della cantina. “È stato un investimento nel futuro, un segnale chiaro di come tradizione e modernità possano procedere di pari passo.”
Questo felice connubio è evidente anche in vigna. Fra i filari prosperano infatti erbe aromatiche, fiori e cereali. “Il sovescio favorisce la biodiversità e migliora il bilancio idrico del suolo”, spiega la contessa Sophie. “In questo modo il nostro terreno riesce ad assorbire e trattenere meglio la pioggia. Le viti attingono all’umidità presente negli strati più profondi e sono così meno vulnerabili allo stress idrico.”
Un altro esempio è l’utilizzo del compost autoprodotto. “Produciamo anche questo in proprio, utilizzando risorse che abbiamo già, come le vinacce. Il passo successivo è recuperare il calore generato dal compostaggio e integrarlo nel nostro sistema di riscaldamento”, racconta la contessa Sophie. “È un ciclo che dimostra come, adottando un approccio creativo, si possa lavorare in modo sostenibile e rispettoso.”
“Un ruolo fondamentale viene svolto dai preparati biodinamici”, aggiunge il conte Michael. “Nebulizziamo tisane di ortica, camomilla ed equiseto e preparati di cornoletame e cornosilice, con diverse finalità: vitalizzare, calmare, nutrire e riequilibrare. Nel nostro lavoro utilizziamo saperi che un tempo erano scontati e che oggi stanno riacquistando importanza.”

Tecnologia, ma con misura

“Naturalmente impieghiamo anche tecnologie moderne”, prosegue il conte Michael quando affrontiamo il tema dei droni in vigna. Oggi essi stanno in parte sostituendo i quad, che a loro volta avevano integrato i trattori. Diversamente dai mezzi terrestri, i droni non compattano il terreno. Noi li utilizziamo per applicare i preparati. Muniti di sensori, essi potrebbero anche analizzare lo stato delle viti. “La tecnologia deve essere impiegata con grande sensibilità. Essa deve supportare la natura, non dominarla. In genere ci fidiamo più di un occhio esperto che di un algoritmo.”
“Quello che facciamo qui non è tutto bianco o tutto nero”, riassume la contessa Sophie. “Si tratta piuttosto di una combinazione di tradizione e innovazione. Perché tutto funzioni, l’una ha bisogno dell’altra.”
“E’ un po’ come per il vino”, conclude il conte Michael. “E’ sempre una questione di misura”.

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