Manincor

Vino-vita-cultura

Vino-vita-cultura.

Il progetto wein.kaltern ha già cinque anni. L’importanza di questa campagna che punta sulla qualità: qualità per Caldaro, per la sua cultura del vino e per la nostra tenuta.

Di Walter Angonese

In principio vi fu la necessità di venire in soccorso del vino di Caldaro. Non che mancassero buoni vini a Caldaro più di cinque anni fa, quando prese avvio la campagna wein.kaltern, che puntò su fattori economici e di politica culturale. Ve ne erano, eccome, qui si sono sempre prodotti anche vini di qualità. Ma a questa realtà s’era sovrapposta nei decenni trascorsi un’immagine ben diversa, costellata da una massa di vini dozzinali (preferibilmente del Lago di Caldaro) in bottiglie da litro. Un’immagine che indubbiamente s’adattava solo ad un turismo di massa a buon mercato.

Si iniziò dunque riconoscendo che vino dozzinale e turismo a buon mercato non erano fenomeni puramente economici, ma che, all’opposto, trasformavano un paese e i suoi abitanti, dove forme tradizionali dell’economia e della convivenza andavano a perdersi ed erano rimpiazzate da nuove categorie a cui la vita sociale dell’abitato doveva conformarsi. Mutava così gradualmente anche l’immagine che la gente aveva di sé, fossero abitanti del luogo od ospiti: per gli uni la sensazione di fare (dover fare) certe cose solo per i turisti, per gli altri, almeno per i più attenti, la spiacevole sensazione che qualcosa di ciò che veniva proposto come autentico ormai “in qualche modo” non lo fosse più.

E così wein.kaltern nacque sin dall’inizio, certo non senza contrasti interni ed esterni, come un’iniziativa della vitivinicoltura locale che si prefiggeva di contrastare questa evoluzione negativa. Non era certamente possibile annullarla in toto; sarebbe stata una pretesa utopica senza riscontri ragionevoli nella realtà. Troppo differenti i singoli interessi, troppo diversa la coscienza per i delicati rapporti tra economia e cultura, tra vitivinicoltura e turismo da un lato, autocoscienza del paese e aspirazioni culturali dall’altro.

Eppure nei cinque anni trascorsi si è fatto davvero molto. E non tutto ha a che vedere con wein.kaltern. Molti sviluppi di tipo positivo, in senso qualitativo, dipendono dall’iniziativa dei singoli. Ne è un esempio la costruzione della nuova cantina Manincor: non si può affermare che senza wein.kaltern essa non sarebbe stata costruita, ma tale iniziativa rafforza comunque il legame tra Caldaro e la vitivinicoltura locale. Ogni tenuta è più florida e trasmette sensazioni tanto più positive al visitatore quanto più è radicata nel “terroir”, intendendo con ciò non solo gli aspetti agricoli ma anche e soprattutto quelli culturali. Un centro vinicolo come Caldaro dovrebbe produrre un’immagine comune di ciò che è cultura del vino; in caso contrario gli sforzi dei singoli apparirebbero iniziative sbagliate nel posto sbagliato. Ecco allora come tratteggiare il compito di wein.kaltern: appoggiare apertamente tutti coloro che si impegnano a favore di una cultura del vino legata al proprio tempo (non retrò in modo banalmente romantico o costruita artificialmente per scopi turistici) e di un corrispondente sviluppo del paese.

Un paio di persone del posto “capaci di visioni di lungo termine” (e qualcun altro che si percepiva come tale) hanno cercato insieme delle strategie per una campagna di tipo economico e politico-culturale finalizzata a riposizionare il centro vitivinicolo sudtirolese nella coscienza degli abitanti e dei visitatori, a renderlo “più autentico”, al di là delle solite chiacchiere del marketing. Ne è nato un nuovo marchio (un “label”, come si dice oggi) la cui chiarezza ed eloquenza ha colpito nel segno usando parole pregnanti (vino, Caldaro) e un punto (“il punto giusto”). Tra molte idee indovinate emergono quattro progetti: il sentiero del vino, la casa del vino, le giornate del vino e il libro del vino.

weinweg (il sentiero del vino). Il primo di questi progetti è già stato realizzato e gode frattanto di una più vasta considerazione come strumento del sistema di informazione territoriale. Toponimi storici (nomi dei vigneti), tracce di uno sviluppo della storia insediativa e di un’occupazione del suolo a più livelli nei secoli, sono stati ripresi, riportati in una mappatura e messi in evidenza per mezzo di soglie al confine dei poderi lungo il percorso. Ovunque si può trovare una carta escursionistica, presso le aziende partner o l’ufficio turistico, in banca o dal medico. Ovunque si continuano ad incontrare testimonianze retiche, longobarde, baiuvare e medievali, che intendono mostrare all’escursionista e alla persona attenta che da moltissimo tempo qui esiste un’idea precisa delle vigne e delle varietà oggi così diffuse. Dove è il vino bianco, e dove è quello rosso. È più che sufficiente per dimostrare la tradizione della viticoltura. È un’opera storica proiettata sul territorio; un “otto” che inizia a Pianizza, s’interseca nel centro di Caldaro e si chiude sul lago. E lungo il suo percorso nomi come Trifall, Vial, Lavardi, Lavason, Prunar, Barleit, nomi di masi e di casate storiche quali Manincor, Kaltenburg, Panholzer ecc. Nel mezzo paesaggi antropizzati, vigneti, terre quasi inviolate dagli insediamenti. Una terra da sogno.

weinhaus (la casa del vino). Le due metà del sentiero del vino si incontrano nella piazza Principale di Caldaro. Nella storica “Doktorhaus” del primo XVII secolo sorgerà la casa del vino, che dovrebbe diventare un’enoteca dove poter degustare tutti i vini della zona di Caldaro, rossi e bianchi, leggeri e corposi, dove potersi misurare con vini di altri Paesi, nella consapevolezza di “non essere i peggiori”, mangiare qualche piccolezza per stemperare il tasso alcolico. Un posto in ogni caso in cui, oltre al piacere di gustare, nel segno della vis edonistica di noi caldaresi, si possono anche raccogliere informazioni sul vino di Caldaro.

Idea e progetto della casa del vino sono dell’architetto viennese Hermann Czech, uno dei maggiori esperti nel suo settore, persona che gode di fama e considerazione internazionale. Ne scaturirà un’architettura in grado di soddisfare aspirazioni intellettuali e al contempo aperta verso tutti, non tesa alla spettacolarizzazione, piuttosto pensata in funzione del comfort e dell’attrattività e quindi più vicina al modus vivendi degli estimatori del vino. Volendo darne un’idea figurata: si scopre all’ospite come un buon Pinot nero, ovvero per gradi, un’esperienza che richiede tempo e tiene in considerazione tutti gli aspetti del mondo che ruota attorno al vino.

Uno, due, tre locali, poi nei sotterranei la cantina e il locale degustazione per i gruppi. La casa del vino di Hermann Czech rappresenta un’iniziativa di tipo culturale ed economico, destinata ad ammaliare con le sue idee di qualità anche altre strutture simili della zona. wein.kaltern trova qui davvero il suo “punto giusto”. La casa dovrebbe essere inaugurata poco prima di Natale.

weintage, weinlesebuch (le giornate del vino, il libro del vino). Non meno importanti per il palcoscenico del vino di Caldaro sono le giornate del vino, ormai parte integrante della vita del nostro paese, che si svolgono da oltre un decennio. Tutti i produttori locali si danno appuntamento all’inizio di settembre sulla piazza Principale per le degustazioni. Si deve mantener fede a quanto annunciato nel marketing, si potrebbe dunque chiamarlo: “il momento della verità”. Ed anche i più critici dovranno ammettere che quanto promesso è divenuto realtà. Una giornata speciale per noi caldaresi e per tutti i visitatori.

E veniamo a parlare del libro del vino, un progetto anch’esso già in corso. Scrittori e giornalisti di fama internazionale scrivono su Caldaro; ma non sarà una pubblicazione pubblicitaria, piuttosto una breve cronaca sul vino di Caldaro e su ciò che lo circonda, che racconterà anche storie al di là dei temi da cartolina e narrerà in modo autentico e schietto ciò che di singolare vi è in questo paesaggio e nei suoi difficili abitanti.

A qualunque estimatore e vacanziere che giungerà a Caldaro non dovrebbe sfuggire che qui si trovano buoni vini. E a nessuno potrà altresì sfuggire che tutto ciò ha a che vedere col progetto wein.kaltern, operativo da quasi cinque anni, che, utilizzando strategie sia tradizionali sia moderne, cerca di riabilitare da un immeritato ruolo minore i vini di Caldaro in generale, e il “Lago di Caldaro” (tratto da uve di Schiava) in particolare. Un ruolo minore derivato in parte anche da colpe dei caldaresi stessi. wein.kaltern regala dunque un’immagine positiva al paese e ai suoi abitanti, che in un modo o nell’altro vivono del vino. Per Manincor wein.kaltern è in tal senso una cornice che consolida una prospettiva di ampia portata: l’attività vinicola non solo come impegno agricolo, ma in primis come missione culturale e in tal senso sociale. Proprio in tale ottica Manincor interpreta il proprio ruolo di parte integrante e mediatore di questo progetto.

Walter Angonese lavora come architetto a Caldaro e, assieme a Rainer Köberl, ha progettato la nuova cantina nel vigneto di Manincor. Ha collaborato a questo articolo: Kurt Höretzeder. Ulteriori informazioni sul sito www.wein.kaltern.com