Manincor

Instabilità

Instabilità

Si può davvero dire qualcosa di affidabile sul vino? Una conferenza di Walter Pamminger a Manincor.

Nella filosofia contemporanea il concetto di “instabilità” definisce la situazione in cui certezze date per lungo tempo come “assolute” cominciano improvvisamente a vacillare. Per Walter Pamminger, di professione chimico all’Ufficio brevetti di Vienna ma divenuto per vocazione nella sua seconda attività uno dei più importanti grafici editoriali d’Austria, è venuto il momento di trasferire tale concetto dalla filosofia alla degustazione dei vini. Alla fine del 2004 è stato ospite a Manincor per presentare le sue idee in una conferenza riservata ad una cerchia di interessati.

La degustazione dei vini e le esperienze che ne scaturiscono rappresentano per Pamminger un buon esempio di quanto la nostra conoscenza sia “instabile”. Infatti bastano piccole differenze nel mentre si inizia l’assaggio, ad esempio cosa si è consumato prima della degustazione o la sensibilità individuale del momento, per influenzare in maniera determinante il giudizio finale.

Nel bere il vino, vista, olfatto e gusto, ma anche occhi, lingua, naso, insomma tutto il corpo e lo spirito sono messi alla prova come raramente in altre situazioni. Il piacere nel gustare il vino si distingue per la sua completezza da altre sensazioni acustiche o visive che è invece possibile afferrare, descrivere e comparare generalmente in modo più preciso. L’atto di bere del vino è estemporaneo ed assolutamente unico, un’esperienza complessa e fortemente legata alla situazione contingente, fatta di impressioni visive, olfattive e degustative che quasi non permettono un giudizio “obiettivo”, nel vero senso della parola; una convinzione peraltro documentata da recenti risultati nella ricerca medica e neurobiologica.

Vero è quindi per Pamminger che anche le procedure per giudicare un vino attualmente in uso a livello internazionale abbiano una capacità deittica molto limitata. Le raccomandazioni fatte in tale contesto, indipendentemente dal fatto che siano formulate con intenzioni più o meno buone, sono pur sempre un tentativo (anche speculativo) di considerare i vini sotto una determinata prospettiva. Detto in parole povere: degustiamo ciò che ci viene detto di degustare.

Anche se non per tutti i presenti alla serata è stato facile accettare tale conclusione, alla fine Walter Pamminger ha caldeggiato un modo di giudicare i vini “libero”, senza preconcetti, ma consapevole della sua relatività, ovvero della sua “instabilità”. Affidarsi meno ai guru del vino e alle classifiche in favore di un interesse più autentico per il momento concreto della degustazione, in tutte le sue sfaccettature individuali, sociali e sensoriali che accompagnano il piacere del vino e ne contraddistinguono il giudizio. Ed è proprio in questa dimensione che il vino esprime anche il suo effetto “filosofico”: ben prima che l’alcol si faccia realmente sentire, conduce infatti in forma elementare chi degusta ai confini di ciò che è percepibile e comunicabile (proprio là dove la filosofia è di casa) e rimanda in modo del tutto peculiare all’essenziale incertezza dell’essere umano nel comprendere appieno e classificare il mondo.