Manincor

Eventi nel Corso del Tempo - Castel Campan

Castel Campan. Da casa-torre tardomedievale a residenza rinascimentale.

Se si vogliono cercare oggi le vestigia dei signori von Campan, bisogna recarsi alla parrocchiale di Caldaro e soffermarsi sulle antiche pietre tombali.

Sulla parete esterna orientale si scorgono alcuni emblemi araldici in pietra con le tre falci nello scudo, che rimandano al casato. Nella parrocchiale trovarono in effetti sepoltura i signori von Campan, ma la loro dimora si trovava sulla scoscesa pendice che sale alla Mendola, in località Villa di Mezzo, un’estesa tenuta che avrebbe dovuto coincidere grossomodo con gli antichi possedimenti. Molto fu oggetto di trasformazioni architettoniche nel corso del tempo.

La stirpe dei signori von Campan si era trasferita da Termeno a Caldaro, dove aveva eretto nel 1268 una casa-torre che si è conservata nell’odierno edificio, ad ovest dell’ingresso principale. Riuscirono ad inserirsi molto bene nella vita del borgo, raggiungendo anche posizioni di rilievo nella signoria territoriale. Heinrich von Campan ricevette dal consorte di Margareta del Tirolo l’avvocazia nella signoria di Caldaro, che rimase nelle mani del casato fino in pieno XV secolo. Heinrich von Campan fu nel 1446 burgravio e fino al 1453 advocatus di Caldaro. Fu donatore non solo della cappella di Santa Notburga all’interno della dimora, consacrata nel 1414, ma anche dell’altare dei Re Magi nella parrocchiale. E qui venne anche sepolto. Per il proprio suffragio diede ordine ad un chierico personale di solennizzare adeguatamente gli anniversari. L’ultimo erede della stirpe, Daniel Campan, morto nel 1499, fu maresciallo alla corte di Massimiliano I. Il suo scudo funerario si trovava un tempo nella parrocchiale di Caldaro e venne in seguito trasferito alla dimora nobiliare. Quali successori subentrarono fino al 1536 i signori von Weineck, alla cui famiglia apparteneva anche Hedwig, la consorte dell’ultimo esponente dei Campan. A loro si deve la notevole stube tardogotica del 1514 con le incisioni di motti moralizzanti sulla travatura in legno del soffitto e sugli specchi delle nicchie delle sedute. Adam von Weineck, fratello di Hedwig, fu consigliere imperiale e dal 1508 capitano del castello di Trento e proprietario di numerosi castelli nell’area di Bolzano; fu lui a plasmare gli interni di Castel Campan.

I Morenberg prendono possesso degli edifici. Il decoro manieristico della dimora nobiliare fu tuttavia opera del casato dei Morenberg, che a partire dal 1582 cominciarono il rinnovamento architettonico con la cosiddetta “ala Morenberg”. Questa fase edilizia coincise con un periodo florido per il settore edilizio a Caldaro, il cui centro storico prese pressoché l’aspetto odierno. Silvestro del Gallo è il nome del mastro costruttore che viene citato per tale opera e che aveva già eretto la locanda “Zum weißen Rössl” (Al Cavallino bianco). Al tagliapietre Bernardo Pariano sono invece da attribuire le parti in pietra lavorata di Castel Campan, dove impresse la propria effige in un capitello. Le opere architettoniche nel segno del Rinascimento nell’Oltradige nacquero tutte dalle mani di costruttori italiani, provenienti soprattutto dall’area di Como. Che i Morenberg attribuissero grande importanza all’estetica, è testimoniato direttamente dalle architetture della loro residenza a Sarnonico in Val di Non, in cui si ammirano affreschi, stube con rivestimenti lignei, stufe ed altri arredi di complemento. A quest’epoca risale a Manincor il cortile interno disposto su due assi con arcate a tre piani. Thomas von Morenberg si atteggiò a nobile indipendente, rifiutando di sottoporsi al giuramento di fedeltà al principe territoriale Massimiliano III e dichiarando di appartenere al principato di Bressanone.

Affreschi come desiderio di autorappresentazione. Gli interventi edilizi ebbero un ulteriore slancio e si concentrarono intorno all’inizio del XVII secolo, quando i conti Thun entrarono in possesso della dimora di Castel Campan. Molte datazioni ci rimandano a quest’epoca: ad esempio la pavimentazione del cortile interno, eseguita nel 1605. Le cantine ricevettero nel 1602 un portale in pietra. Al secondo piano il salone fu ristrutturato in stile manieristico. Non è stato ancora possibile decifrare quale pittore si nasconda dietro le iniziali “WR”, ma in ogni caso non faceva parte della cerchia di artisti che al tempo lavorava a Bolzano.

Le pitture parietali facevano parte delle dotazioni necessarie allo status di una dimora signorile di stile e venivano innanzitutto disposte in quegli ambienti che servivano di passaggio e comunicazione. Al secondo piano furono eseguite rappresentazioni di una serie di battaglie a testimoniare simbolicamente la fede cattolica del proprietario. Da ammirare le battaglie d’Ungheria del XVI secolo con la liberazione di Raab, Györ und Kanizsa. Il riferimento è anche all’eredità bellica degli stessi Thun, che all’inizio del XVII presero possesso degli immobili. Georg Sigmund von Thun fu militare e fece immortalare in queste stanze le sue esperienze in guerra. Tuttavia dalla combinazione degli emblemi sembrerebbe che il committente fosse stato Cyprian von Thun. La realizzazione delle pitture è inoltre pregevole e rappresenta una rarità nell’Oltradige, trovando analogia solo negli arredi di palazzo Thalegg ad Appiano, dove un ambiente è stato dipinto con rappresentazioni delle battaglie all’epoca della Guerra dei Trent’Anni. La predilezione per gli animali che assumono atteggiamenti antropici si riscontra anche in epoca di poco precedente nelle pitture delle arcate di Castel Coira a Sluderno.

Qui sono raffigurati un maiale che suona la zampogna, un coniglio vestito, un cervo sdraiato; inoltre gli animali divengono la personificazione simbolica di caratteri e disposizioni degli esseri umani, ad esempio quando si fa riferimento all’allegoria di un’amicizia non sincera: ficta societas atque amicitia. Si vedono un orso e un lupo che si gettano su una pecora bianca. Tuttavia il casato dei Thun non poté godere di quella “arte edificatoria” per lungo tempo in quanto nel tardo XVII secolo Castel Campan passò nelle mani dei Künigl, famiglia al tempo in vista grazie al conte Johann Georg Künigl che ricopriva la carica di capitano della signoria territoriale.

Gli Enzenberg entrano in possesso di Castel Campan. Si devono a Ignaz Tannenberg i lavori di ristrutturazione della cappella di Santa Notburga, affrescata ancora sotto i Morenberg nel 1596. I nobili Campan avevano scelto quella santa proprio per le falci presenti nel loro emblema. Di Notburga da Rattenberg si racconta che avesse miracolosamente sospeso in aria una falce da grano per indicare che era giunta l’ora del riposo domenicale. Della pala dell’altare fu incaricato nel 1754 il pittore Christoph Anton Mayr di Schwaz. In questo modo i Tannenberg mostravano il loro legame con i territori aviti nella Bassa Valle dell’Inn. La nuova cappella venne consacrata nel 1804 dal vescovo di Coira, Carl Rudolph von Schauenburg. La torretta visibile all’esterno della costruzione fu sovrapposta nel 1808.

I conti Enzenberg giunsero per via ereditaria in possesso di Castel Campan nel 1850. A quest’epoca risalgono le grandi opere di ristrutturazione che misero in sicurezza il patrimonio immobiliare della tenuta. Il conte Franz Enzenberg fece modificare la cosiddetta “torre del mulino” all’ingresso e regolare il corso del torrente limitrofo. In precedenza la torre era stata realizzata come piccionaia: appena sotto il tetto si trovano numerose aperture per i volatili; analoghe situazioni architettoniche risalenti al XVI secolo sono presenti al Reich am Platz a Caldaro (cantina Drescherkeller) e presso la dimora Kreit ad Appiano. Artur von Enzenberg arricchì il castello con stufe in maiolica, mobili e altri manufatti.

Castel Campan è oggi in un certo senso il ‘centro’ dei possedimenti della famiglia Enzenberg, sparsi nel Tirolo. La dimora fu abitata dal conte Georg Enzenberg con la moglie Elisabeth, la più antica generazione della famiglia, che diedero alla tenuta la loro inconfondibile impronta. Nel corso di tutta la sua vita il conte Georg si impegnò moltissimo per il mantenimento degli immobili; il patrimonio immobiliare, uno dei meglio conservati dal punto di vista della tutela dei beni architettonici, è un gioiello tra le dimore signorili e i castelli della regione. Anche se la tenuta nel corso della sua storia è passata in rapida successione sotto diversi proprietari, tutti furono sensibili al genius loci, alla forza d’attrazione del luogo che ancor oggi gli edifici e l’arte che in essi si esprime abbelliscono. Con la sua storica cantina, Castel Campan rappresenta le radici per la genuina cultura del vino dei conti Enzenberg.

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Fino al 1977 la vinificazione avveniva nella cantina del castello e il vino degli Enzenberg veniva esportato principalmente in Germania, Austria e Svizzera. Per circa vent’anni le uve vennero poi cedute alla locale cantina sociale, fin a quando il conte Michael Goëss-Enzenberg ha nuovamente inaugurato nella dimora di Manincor una cantina di produzione vinicola privata. Da allora Manincor è nuovamente sede di produzione e Castel Campan rappresenta il vino di punta dell’assortimento della casa.

Eventi nel corso del tempo - seconda puntata. Chi è già stato da Manincor conosce bene questa prima impressione: il passato qui è parte integrante del presente. Gli antichi muri mitigano con efficacia l’incalzante quotidianità e come certi geni trasmettono somiglianze da una generazione all’altra, così i profumi, i rumori e i corridoi di una casa fanno sì che le generazioni, alternandosi, non si allontanino troppo le une dalle altre. Ovvero: Manincor e le sue pertinenze sono da tempo immemore un piccolo mondo a parte. Le molte tracce quasi invisibili e spesso riconoscibili solo ad un secondo approccio, narrano della storia “in piccolo”, ma anche di quella “in grande”. Leo Andergassen, direttore del Museo Diocesano di Bressanone e uno dei più apprezzati storici dell’arte dell’Alto Adige, ripercorre questa storia. Senza un preciso ordine vogliamo offrirvi una panoramica della storia di Manincor, della nostra famiglia e dei suoi possedimenti.