Manincor

Affidarsi alla natura

Affidarsi alla natura.

Nel corso del 2006 si è compiuta a Manincor una trasformazione epocale, ma in modo quasi impercettibile e senza grande clamore: il passaggio alla coltivazione biologica dinamica. Il conte Michael Goëss-Enzenberg racconta motivazioni e retroscena.

Quando si fa qualcosa di diverso dagli altri, si viene osservati più da vicino. Non abbiamo annunciato ai quattro venti il nostro passaggio alla viticoltura biologica dinamica (ovvero all’agricoltura biodinamica), né lo faremo in futuro, ma subito nel nostro contesto sono state poste molte domande su cosa fosse in realtà e perché avessimo fatto questa scelta. Cercherò in questa sede di dare alcune risposte e spiegazioni.

La natura come un ideale scontato. Per me e per la mia famiglia è del tutto scontato vivere in modo il più possibile salutare e naturale. Questo vale tanto per l’alimentazione quanto per altri campi, ad esempio per la medicina: fin dall’inizio degli anni Novanta ci affidiamo fin dove possibile ai metodi terapeutici dell’omeopatia … e con grande successo! Un mio desiderio a lungo rincorso è stato quello di trasferire questa “vocazione alla natura” anche alla nostra tenuta; anche qui doveva diventare visibile la nostra ambizione di produrre vini “puri”.

La realizzazione della tenuta nel 1996 e soprattutto la costruzione della nuova cantina sono avvenute fin dall’inizio coerentemente, nel segno del rispetto e del legame con la natura: naturali sono le idee che riguardano l’energia, la lavorazione delle uve, l’utilizzo della forza di gravità al posto di quella delle pompe. E tuttavia allora non ebbi il coraggio di trasformare l’intero processo agricolo di lavorazione in una produzione totalmente ecologica.

I passi verso la biodinamica. All’inizio ci accontentammo di un’agricoltura ‘integrata’. Da quando abbiamo conosciuto nel 2005 il prof. Andrew Lorand, esperto biodinamico e docente presso varie università in California, il percorso verso l’agricoltura biodinamica è diventato per me del tutto lineare. Il professor Lorand ci consiglia e ci segue con i suoi insegnamenti dal gennaio 2006; da questo momento abbiamo convertito tutti i nostri vigneti (attualmente ca. 48 ha) all’agricoltura biodinamica. Ciò non significa che abbiamo già a disposizione vini biologici; vuol dire tuttavia che tutti i passaggi delle nostre lavorazioni, il nostro stesso modo di pensare e le attività nei vigneti e in cantina vanno coerentemente in questa direzione.

La fase ufficiale e regolamentata di trasformazione durerà 3 anni. Ci vorrà ancora molto tempo per migliorare in modo duraturo la fertilità dei nostri terreni, per realizzare la produzione di humus attraverso il compostaggio e per sfruttare l’influsso dei pianeti affinché i nostri tralci e di conseguenza i nostri vini siano nel tempo di qualità ancor più elevata. L’obiettivo di questa gestione è riconsiderare l’intero processo di produzione agricola come un sistema unitario, in modo che la stessa attività agricola sia il più possibile in grado di soddisfare autonomamente il fabbisogno di concimi e degli altri prodotti necessari.

L’agricoltura biodinamica in estrema sintesi. La concezione biodinamica dell’agricoltura influisce positivamente sulla struttura del terreno, sulla crescita delle piante, sulla loro salute e conseguentemente sulla qualità dei vini. Eccone i tratti essenziali:

Si prendono in considerazione le fasi lunari: le fasi lunari, i ritmi cosmici del sole e dei pianeti influiscono profondamente su tutto ciò che ha in sé acqua e quindi su tutto ciò che cresce. Questo significa che integreremo questi ritmi nelle nostre diverse lavorazioni.

Si migliora la struttura del terreno: il principio è quello di migliorare la struttura del terreno attraverso una gestione attiva e mirata dell’humus, di raggiungere un’alimentazione equilibrata ed ideale delle piante attraverso un’adeguata lavorazione e semina del terreno, ma anche attraverso il sovescio con le viti. In questo modo la struttura del terreno viene rafforzata e quindi la vite risulta meno aggredibile da malattie e parassiti.

Si rafforzano terreno e piante: la lavorazione del terreno e il rafforzamento delle piante vengono raggiunti attraverso i cosiddetti ‘preparati’ di compostaggio e i ‘preparati biodinamici’. I preparati da compostaggio sono a base di 6 piante officinali (achillea, camomilla, ortica, corteccia di quercia, tarassaco e valeriana) che vengono aggiunte al compost. I preparati biodinamici vengono spruzzati sul terreno e sulle piante; ecco il preparato 500 “corno letame” e il preparato 501 “corno silice”. Diversi estratti (tra l’altro di: ortica, camomilla, equiseto) vengono impiegati per i preparati biodinamici che rafforzano e rendono equilibrate le piante oltre ad avere in parte efficacia fungicida. Rame e zolfo in piccole quantità prestabilite possono essere impiegati come principi attivi naturali per la protezione delle piante in tutte le coltivazioni ecologiche.

Ed infine: più consapevolezza della natura per tutti coloro che lavorano alla tenuta. In un certo senso nella nostra azienda vengono tutti formati per acquisire una maggiore comprensione delle interrelazioni naturali e per essere in grado di riconoscere la condizione di salute dei vigneti e delle piante. E ciò non vale solo per chi lavora nei vigneti: l’intera gestione, dalla contabilità alla vendita, impara a conoscere l’affascinante mondo dell’agricoltura biodinamica per poter toccare con mano cosa significa improntare il nostro lavoro alla qualità.

Un obiettivo “semplice”. Il miglioramento degli attributi del terreno, la crescita armonica delle viti e la loro accresciuta resistenza, il miglioramento della qualità delle uve, una fermentazione ottimale con processi naturali, vini ben strutturati, ricchi, genuini ed eleganti – tutto questo in fondo con un unico scopo: “semplicemente” più piacere nel bicchiere!