Manincor

A=B

A = B.

Due vini, una coppia e qualche riflessione sullíamore. Réserve della Contessa e Réserve del Conte, entrambi vini emblematici della tenuta Manincor.

Di Kurt Höretzeder

A volte le cose prendono vita se le si guarda abbastanza a lungo, come quelle due bottiglie, una accanto all’altra da anni sullo scaffale al bar dell’atelier. Sono vuote. E continua a capitare con irregolare regolarità che lo sguardo ci si fermi sopra, accendendo la luce al mattino, alla pausa caffè, magari chiacchierando al banco. Si è perso il ricordo del giorno in cui sono state bevute. In ogni caso ne è passato di tempo da allora. Qualcosa è successo, qualcosa ci deve essere pur stato, altrimenti non sarebbero lì sullo scaffale ... E d’un tratto queste due bottiglie vuote prendono vita e diventano una coppia. Il tempo, in cui ci si scambiava grandi parole, è fuggito. Ed ora anche un occasionale tacere insieme non ci rende allo stesso modo nervosi.

Certo non è facile trascorrere assieme una vita. “Consunto è amore, come etere, stato e arte”, sta scritto in una poesia molto amata, “consunto, logorato e troppo pensato, profondamente folle. [...] E guarda: il nostro amore è sovraccarico di noi. / Di due che sulla terra non vollero null’altro che se stessi. / Che cercano rifugio da una consapevolezza delusa / in un grande sentimento.” – Grandioso: eppure pensavamo che l’amore fosse il “grande sentimento”, ed ora salta fuori che cercavamo solo un “rifugio”? Può essere che sia un errore lasciare diventare l’amore troppo grande (anche quello per il vino?) – Staremo a vedere ...

Dopo queste righe, a questo punto, oggi non può più trattarsi di un solo vino, ma di una coppia di vini. I due vini di cui si diceva sono abbastanza diversi: l’uno bianco, l’altro rosso. E tuttavia, cosa in realtà non rara, sono diventati una coppia: il Resérve della Contessa e il Resérve del Conte. E abbiamo scoperto molte cose in comune nel corso del tempo, questo può essere anche il significato per noi di quello stare affiancati sullo scaffale.

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Artigianato, armonia. Il Réserve della Contessa e il Réserve del Conte sono qualcosa di particolare, anche se non vorrebbero essere in realtà niente di così particolare. Non a caso questi due vini sono annoverati nella “linea base” della tenuta. A Manincor la chiamiamo la linea “Mano” con un rimando voluto alla dimensione artigianale che caratterizza così tante attività nel corso dell’anno all’interno della tenuta: dalla preparazione del terreno alla cura delle viti fino alla vendemmia delle uve. Entrambi i vini rappresentano in purezza ciò che distingue tutti i vini della casa: il loro essere aperti, invitanti. Il Réserve della Contessa e il Réserve del Conte lo dimostrano in modo particolare, cosa che rimanda alla loro armonia interiore, al fine equilibrio tra vitigni, poderi e vinificazione. Qui nulla è tirato all’estremo o esagerato, tutto si fonde in un bell’accordo, senza pose e manierismi ed è pensato proprio per offrire senza complicazioni un accompagnamento alle più diverse occasioni.

Il Resérve del Conte esprime la quintessenza dei dolci vigneti privilegiati della tenuta e attorno al lago. Le viti sono un po’ più rigogliose, ne è all’origine tra l’altro la loro più giovane età e il terreno argilloso. I raccolti sono per questo leggermente superiori a quelli dei migliori vigneti. Vero è che l’attenzione e la cura biodinamica non di rado sono più impegnative rispetto ai poderi top proprio a causa della crescita più generosa. Le uve del Resérve della Contessa provengono prevalentemente dai pendii caldi di Lieben Aich a Terlano, il resto dai vigneti un po’ più “freddi” intorno a Castel Campan a Caldaro. La loro unione è il presupposto per una cuveé fresca ma al contempo consistente ed elegante.

La lavorazione in cantina segue la nostra tradizione consolidata: secondo natura e tuttavia con accuratezza. Fermentazione spontanea e botti in legno, ovviamente, che conferiscono ad entrambi i vini la loro spiccata individualità. Il ruolo principale spetta alle varietà che sono determinanti per il carattere inconfondibile dei vini dell’Alto Adige: il Pinot Bianco per il Resérve della Contessa, il Lagrein per il Resérve del Conte. Gli altri protagonisti dei due uvaggi portano ciascuno il proprio contributo: da un lato lo Chardonnay e il Merlot pastosi e fruttati, dall’altro il Sauvignon Blanc e il Cabernet Franc con la loro individualità aromatica. E come tutti i vini di Manincor un’accentuata mineralità rappresenta la loro spina dorsale anche se, come tutti i prodotti della linea Mano, con più discrezione rispetto ai vini delle linee Cuore e Corona.

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Vita, Amore. Se i due vini della linea Mano di Manincor rimandano nei loro nomi a due importanti persone della tenuta, la Contessa e il Conte, la cosa non è avvenuta per caso. Al contrario: lo si può capire facendo riferimento a come queste due persone vedono il proprio ruolo nella compagine della tenuta, il cui destino è lasciato nelle loro mani (per un certo periodo: la dimora Manincor ha ormai più di 400 anni, la vita di un essere umano rappresenta a confronto ancora un lasso di tempo intellegibile). È anche l’espressione di un sentirsi legati alla tenuta, ai vigneti e a tutte le forme di vita che vi dimorano. E ovviamente alle persone che della tenuta si occupano e si preoccupano. E chi conosce i due protagonisti, sa scorgere nel “patrocinio” dei due vini anche il loro amore per le cose semplici della vita.

Che lo stesso possa valere per l’amore? – Il testo citato più sopra è opera dello scrittore tedesco Botho Strauß (nato nel 1944) ed è tratto da una lunga poesia dal bel titolo Diese Erinnerung an einen, der nur einen Tag zu Gast war (Questo ricordo per qualcuno, che fu ospite per un solo giorno). Narra (cerca di narrare) niente di meno che della ricerca del senso della vita, delle tracce dello stare assieme, nell’amore, nell’amicizia. E racconta di come questa ricerca si infrange continuamente contro se stessa: contro aspettative tragicamente troppo elevate, contro lacrime e speranze, contro falsi redentori (da qualsiasi lontananza possano provenire), contro il troppo affrettato rifugiarsi nel “grande sentimento” (“da una delusa consapevolezza”), che spesso si conclude purtroppo in una delusione ... E proprio a questo punto il poeta smette di scrivere: un momento prego, c’era ancora qualcosa lì, con Te, con l’amore: l’amore “non è nulla / senza mestiere, senza una comune visione delle cose, che apre / e nasconde”. – Una comune visione delle cose, che sola ti può aprire all’altro che tu finora non hai nemmeno conosciuto (forse hai riconosciuto un po’ troppo te stesso, finora?) – e che ti nasconde, in una sicurezza certo fragile, ma anche tangibile. Ma poi subito un piccolo avvertimento: “Guarda chi ami, ma non con sguardo indagatore. / Non indagare oltre in chi tu hai trovato felice. / Perché la fiducia è di fianco, l’amore cammina accanto a te. Solo chi a lungo si accompagna, incontra se stesso”.

Non si potrà mai imparare l’amore, nemmeno attraverso i delicati versi inesorabili di questa poesia. Quello a cui fa riferimento è solo che il “grande sentimento” non di rado contribuisce proprio al non vedere ciò che ti sta “accanto”. Ciò che ti cammina, ti sta, ti lavora, ti dorme, ti ride, ti piange accanto: ovvero ciò che ti vive accanto e che occasionalmente ti accompagna di giorno in giorno. E per chi non ha un minimo d’attenzione per questo, nessuna sensibilità, allora sarà difficile avere fiducia nella vita stessa. – E questo si può trascrivere anche, mutatis mutandis, per il vino e il nostro “amore” per lui (“amicizia” sarebbe forse una parola più adeguata, come l’architetto della nuova cantina di Manincor suggerisce qualche pagina più avanti): non è solo nei “grandi vini” con le loro “grandi aspettative” che si mostra cosa è importante quando si fa il vino. È quanto meno altrettanto interessante ciò che è celato nei vini “semplici” di una tenuta. Ne sono l’anima. Senza di loro non ci sarebbero nemmeno i “grandi” prodotti, perché tutto ciò che è “straordinario” trova il suo presupposto nel “normale” e nel “quotidiano”. Solo chi rivolge la sua attenzione anche a queste cose ed è recettivo per questa “base”, è un vero intenditore di vini.

Semplicità. È per questo apprezzare le cose fondamentali che a Manincor si attribuisce così tanta attenzione alla coppia di vini Resérve della Contessa e Resérve del Conte, che incarnano i fondamenti della tenuta. Da qui appare dunque del tutto logico il perché portino i loro nomi: sono un’espressione particolare dell’amore proprio per queste cose fondamentali, e per la “semplicità”. Una semplicità che nulla ha a che fare con la semplicioneria, al contrario: intende una dedizione all’essenziale, cosa che proprio al giorno d’oggi non sarebbe così sbagliata.

E sono sempre lì, le due bottiglie vuote sullo scaffale. E sempre senza il ricordo del giorno in cui vennero bevute. Qualcosa è successo, qualcosa ci deve essere pur stato, ... fa niente, ci vogliamo bene, Tu ed io. E ancora una volta, un’ultima volta, un pensiero del poeta sull’amore, un pensiero che ora vogliamo mettere accanto a voi, per sempre: l’amore “è sempre il fratello minore / dell’amata vita”.